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Le donne nel mondo

Campagna di informazione sulla condizione femminile

L’uguaglianza di genere: una strada per il benessere sociale

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, pur non essendo un documento giuridicamente vincolante, è un insieme di principi di valore ampiamente condiviso.

Il preambolo della Dichiarazione recita così: “Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”...

I primi due articoli del documento sanciscono l’uguaglianza degli esseri viventi. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”; “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”. Peccato che al mondo questo non accada.

Il concetto più significativo che la Dichiarazione ha prodotto, è il legame indissolubile tra uguaglianza sociale e pace. Se c’è disuguaglianza c’è conflitto e distruzione, e la distruzione la patiscono tutti gli esseri umani, discriminati e discriminanti. Si tratta di un temibile circolo vizioso che solo l’informazione e il ragionamento possono ostacolare. Ogni disuguaglianza provoca ingiustizia e, molto spesso, avvertire un’ingiustizia rappresenta una prima spinta ad un atto di violenza. Erroneamente ed in modo estremamente superficiale la disuguaglianza di genere viene percepita come un sopruso con minori conseguenze sulla società. Qualcuno sostiene che le donne, difficilmente, anche sentendosi svantaggiate e discriminate, sceglierebbero la strada della violenza. Questo potrebbe anche essere vero; le donne in effetti possiedono un tale rispetto per la vita a stento riscontrabile all’interno del “sesso forte”. Ciononostante le ingiustizie alla base della disuguaglianza di genere provocano un tale squilibrio all’interno delle società che immancabilmente si ripercuote contro ogni individuo delle società stesse. In particolare sono i bambini a subire le conseguenze più gravi della disparità sessuale. Il benessere delle donne è indissolubilmente legato a quello dei bambini. Se le donne vengono discriminate e private dei più elementari diritti umani, i bambini ne vengono colpiti immediatamente. Sono le donne a prendersi maggiormente cura dei bambini, sono le donne che li aiutano a crescere sani e sicuri di sé, sono le donne ad avere le responsabilità e gli strumenti più efficaci per l’educazione dei figli.

E’ opportuno, quindi, individuare nell’uguaglianza tra i generi non solo un obiettivo eticamente valido, ma anche una strada per il benessere e il progresso sostenibile delle comunità, delle società e delle nazioni intere. Se veniamo bombardati quotidianamente da notizie relative a guerre, povertà, regresso e violenze, tra le ragioni più rilevanti ci sono la disuguaglianza sessuale e la discriminazione che le donne subiscono in ogni angolo del pianeta. Malgrado un complessivo miglioramento generale delle loro condizioni le donne continuano, infatti, ad avere potere decisionale ampiamente inferiore agli uomini, sia in ambito familiare che governativo, lavorano più degli uomini ottenendo salari infinitamente più bassi, subiscono violenze sessuali, hanno una minore tutela sanitaria, alimentare e scolastica e sono più colpite da malattie (una su tutte, l’AIDS). Di conseguenza non possono intervenire in maniera lungimirante sulla crescita e sull’educazione dei figli.

Sei tu

curva

piegata

in piedi

accovacciata

china

 sempre tu

che curi

che ami

che soffri

che non ne puoi più

 ma non cedi

non molli

non ti fermi

non ti arrendi

parlo di te

di me

di noi

che spesso insieme

troppe volte sole

inventiamo tutto:

 amore

sofferenza

paura

vita.

Curva sui campi

piegata sotto pesi atavici

in piedi alla fermata del tram della sopravvivenza

accovacciata negli angoli di tutti i mercati dello sfruttamento

o semplicemente

china sull’umanità

sei tu

donna

imprevedibile forza di tenerezza

Elisa Kidanè - Eritrea

Per cambiare la situazione, ’informazione possiede la stessa importanza delle azioni concrete. Ciascun intervento, finalizzato alla parità di genere, è un passo per il raggiungimento di quella giustizia che è un bene per l’intera società.

Progetto “Lotta alla trasmissione verticale dell’HIV/AIDS” Lubumbashi, Congo RDC 

Proprio perché le violenze, la discriminazione, la disparità di trattamenti che subiscono le donne hanno impatti gravi sulle società, AMKA onlus ha deciso di investire gran parte delle sue risorse economiche in un progetto di Lotta alla trasmissione verticale dell’HIV/AIDS. Le donne sono le beneficiarie privilegiate di questo progetto le cui conseguenze positive si riflettono in primis sui bambini e quindi sull’intera collettività.

In numeri 

Il 3,2 % della popolazione adulta congolese è affetta da AIDS (fonte UNDP).

Il 58 % sono donne (fonte UNAIDS).

Il 12 % sono bambini (fonte UNAIDS).

Il 40 % dei bambini nati da madri affette da AIDS sono sieropositivi.

Il 90 % dei bambini sieropositivi contraggono il virus dalla madre (trasmissione verticale)

Il contesto congolese

L'Africa subsahariana è certamente l’epicentro della crisi mondiale dell’HIV. Ciò che si riscontra ultimamente è che i tassi di infezione crescono più rapidamente nelle donne rispetto agli uomini. Una delle spiegazioni è di natura biologica: le donne, durante un rapporto sessuale, hanno il doppio delle possibilità di un uomo di contrarre il virus. Ciononostante è la disparità di genere la ragione principale. L’alto tasso di infezione e di mortalità che hanno le donne dipende da vari fattori. Le unioni sessuali in tenera età aumentano considerevolmente l’esposizione al pericolo, inoltre lo scarso potere decisionale del genere femminile non permette un adeguato accesso a fondamentali forme di difesa dal virus: istruzione e informazione, cure sanitarie, rifiuto di rapporti sessuali in giovane età e con partner sconosciuti. Le bambine frequentano la scuola in numero minore rispetto ai bambini e questo provoca un rischio più elevato di contrarre la malattia. Le donne sono le vittime principali della povertà, delle precarie condizioni igieniche, della malnutrizione, della violenza e di ogni altra condizione che causa l’abbassamento delle difese immunitarie. Il 40% delle mamme poi, una volta contratto il virus, lo trasmette al feto. Uno dei canali principali attraverso il quale si diffonde l’epidemia in Africa è la trasmissione del virus per via verticale (madre-figlio).

L’intervento

AMKA interviene nella prevenzione della trasmissione del virus dalla mamma al bambino. In due strutture ospedaliere della città di Lubumbashi, gli assistenti sociali portano avanti un progetto di informazione e prevenzione della malattia. Il progetto si articola in tre fasi: il counselling pre-test, la fase post-test, e la fase del parto e dell’allattamento. La fase pre-test consiste in un servizio di consulenza e supporto alle donne incinte che, dopo essere state informate sul virus, sui rischi e sulle possibilità di guarigione per il feto, decidono o meno di sottoporsi al test dell’HIV. Se una donna dovesse risultare positiva, le si propone l’adesione al programma AMKA che prevede un sostegno costante da parte del nostro personale. Gli assistenti sociali, oltre a sostenere la donna nell’affrontare lo shock della diagnosi, l’aiutano a comunicare il proprio stato alla famiglia e, in particolare, al marito. Durante la gravidanza la donna viene seguita sia dal punto di vista medico che psicologico. Appena la donna partorisce, a lei e al neonato vengono somministrati i farmaci antiretrovirali che limitano considerevolmente i rischi di trasmissione. Il parto e la fase di allattamento sono i momenti più ad alto rischio di

trasmissione virale. Dopo il parto, attraverso una costante assistenza socio-sanitaria, madre e figlio vengono seguiti dal personale medico. Alla donna vengono, inoltre, consegnati i kit per l'allattamento artificiale mentre viene tenuto sott'occhio lo stato nutrizionale del bambino per evitare un abbassamento delle difese immunitarie. Il programma permette, dunque, di seguire la donna e poi anche il bambino per i 6 mesi successivi al parto. Per garantire uno stato di salute decoroso, AMKA si occupa anche di fornire alle mamme un kit nutrizionale che consenta loro di rimanere in forze il più a lungo possibile.

I risultati

Nel 2006 circa 3000 donne hanno utilizzato il servizio di counselling e 1200 hanno fatto il test del HIV; il 4,1% sono risultate sieropositive. Tra queste solo la metà ha accettato di partecipare al programma, ma il 100% bambini che hanno raggiunto l’età necessaria per un test dell’HIV affidabile (18 mesi) sono risultati sani.

Obiettivi futuri

’intento è ampliare il progetto per garantire ogni cura medica necessaria alle donne, non soltanto quindi i farmaci per la lotta alla trasmissione del virus al feto. AMKA sta cercando inoltre di strutturare un progetto di microcredito per le mamme sieropositive: al termine dell’allattamento la donna riceverà un finanziamento che le consentirà di avviare un’attività produttiva autonoma, necessaria al benessere di tutta la famiglia.

E’ possibile contribuire alla realizzazione del progetto di “Lotta alla trasmissione verticale del virus dell’HIV/AIDS”

  • Con 1 € acquisti un test dell’HIV
  • Con 5 € garantisci un giorno di consulenza e sostegno alle donne incinte
  • Con 20 € acquisti il latte artificiale per un bambino per un mese