Archivio per la categoria ‘Primo piano dal congo’

Un sogno di pietre…per i bambini di Mose

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“Si parte da una pietra, si parte sempre da un piccolo tassello per realizzare cose grandi.
La costruzione di una scuola non vuole essere un progetto sterile infrastrutturale ma qualcosa di più, qualcosa che vada oltre le mura che sia significativo di un cambiamento”



Queste erano le parole che sul sito avevano accompagnato l’avvio dei lavori della scuola di Mose. Rileggere ora quelle parole, fa sorridere perché ora le pietre sono finite, ognuna al loro posto, ognuna rappresenta uno spazio più grande di quello che si immagina.

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Per AMKA, la scuola di Mose ha rappresentato una grande sfida, perché si trattava di qualcosa di grande, perché aveva bisogno di una progettualità solida alle spalle, perché metteva alla prova la cooperazione tra l’equipe congolese e quella italiana, perché questo progetto nasce dalla completa fiducia ad un giovane architetto, ma ora, foto alla mano, direi che le sfide sono state ampliamente vinte!

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Ora la scuola è finita, parla imponente da dietro un termitaio. L’aver realizzato l’opera in sé, è stupefacente ma la strada che ha portato alla sua realizzazione è ciò che riempie di orgoglio tutti coloro che hanno contribuito a questo sogno di pietre… per i bambini di Mose. Si , perché per i bambini e per la popolazione dei villaggi quest’opera ha proprio la forma di un sogno desiderato quello di poter camminare sulle proprie gambe e le proprie idee.

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La struttura scolastica è stata realizzata in continua collaborazione con l’associazione gemella, AMKA Katanga e sotto gli occhi attoniti della popolazione del villaggio. Proprio il villaggio si è impegnato in prima persona per lavorare alla costruzione stessa e tutti loro assistono oggi con gli occhi lucidi alla consegna delle chiavi da parte dell’ingegnere.

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Finalmente molti bambini e adolescenti potranno avere un’educazione primaria ed essere piccoli ingranaggi di un cambiamento che passa per la cultura. Finalmente una scuola  per tutti ma una scuola di qualità!

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La qualità di questa scuola parte proprio dalle sue pietre. Perché? Non solo perché è stata realizzata interamente con materiali locali e realizzati in Congo ma perché il suo progetto parte già da un obiettivo semplice ma ambizioso: quello di non esportare una scuola ma quello di costruire la scuola di Mose con tutte le specificità e le esigenze della cultura e del paesaggio africano.
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Il vero lavoro sulla scuola inizia proprio ora. Da questo momento in poi infatti si lotterà per garantirne il funzionamento, formare gli insegnanti, predisporre le aule e il materiale scolastico.

Questa splendida opera che si erge dal termitaio ora deve prendere vita, deve diventare quella fabbrica di esperienza e cultura tanto desiderata. I bambini di Mose e dei villaggi vicini chiedono a gran voce di sedersi tra i bachi di scuola.

Il primo grande passo è stato fatto, ora bisogna rendere concreto questo sogno di pietre.


La scuola inizia anche in Congo e il futuro è tra i banchi di scuola.

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La RDC: il debito “odioso” è stato cancellato o accumulato?

Così viene chiamato: ”debito odioso”. Quest’espressione non è frutto di un giornalismo provinciale abituato a scrivere della guerra congolese, ormai saturo del dibattito sugli squilibri fa Nord e Sud del mondo, abituato dunque a vedere “odioso” quel debito ma, è un termine giuridico. E’ infatti in questo modo che il CADMT- Comitè pour l’annulation de la dette du tiers monde- e tutti gli Organismi mondiali, definisco il debito pubblico della Repubblica Democratica del Congo.

 

Cosa significa questo? Un debito contratto da regimi non democratici e sottoposto ad appropriazione indebita. Quindi? Il governo congolese può legittimamente rifiutarsi di pagare il suo debito. Ma la logica e il diritto non sembrano seguire la storia di questo Paese al quale il 1 Luglio è stato ufficialmente cancellato il 90 % del debito. Può sembrare un regalo, un traguardo raggiunto con il sudore del popolo congolese in realtà rappresenta l’arrivo al “punto di completamento”.
Ancora dei termini ambigui dominano il dibattito e la notizia: sono i termini che oscurano un meccanismo perverso che lega il Paesi del Sud del mondo, come il Congo, alle logiche della Banca Mondiale e del FMI. Il  “punto di completamento” che la RDC ha appena raggiunto infatti non è altro che il raggiungimento di alcuni obiettivi previsti dal programma per la riduzione del debito pubblico (MDRI). Con questo programma il Paese declina agli Organismi Internazionali la sovranità in ambito finanziario e si sottomette alle decisioni relative agli aggiustamenti strutturali. I vincoli da rispettare sono molti ma soprattutto i cambiamenti sono significativi e agiscono su lungo termine.

 
Ancora una volta nella storia, sotto forma di un enorme regalo si nasconde un accordo che limita le libertà di decisione e che è simbolo di una dipendenza estrema della RDC nei confronti delle politiche internazionali. L’attendibilità di questa dipendenza, si ritrova nei conclamati interessi occidentali verso le ricchezze congolesi che sono però alla base della stancante retorica delle assemblee di tutto il mondo, questi discorsi sono però comprovati anche dai numeri che indicano  il 46,3 % dei ricavi del bilancio del 2010 proveniente da  aiuti internazionali.
A questo punto non resta che guardare gioire il governo di Kinshasa sperando che i soldi prima destinati per l’estinzione del debito siano investiti nella spesa sociale.

 

Il dubbio di fondo però di fronte a questa notizia, rimane, si tratta di un forte cambiamento e apertura delle politiche internazionali o di un neocolonialismo economico mascherato da brillanti Convenzioni?

 

 

Un’indipendenza malata

Il 30 Giugno è un giorno particolare per il Congo, è il simbolo di una conquista di un nuovo  nome, di una nuova identità e di una nuova fase storica. Se, questa nuova fase sia effettivamente nuova, è un enorme dubbio sollevato dagli eventi dei suoi primi cinquant’anni. Il mese scorso è stato nella Repubblica Democratica del Congo pieno  di festeggiamenti, musica e colori. E’ il mese dell’indipendenza.
 
L’indipendenza del Congo, oggi proclamata d’intesa col Belgio, paese amico con quale trattiamo  in posizione di uguaglianza, è stata conquistata attraverso una lotta di tutti i giorni, una  lotta ardente e idealista, una lotta nella quale non abbiamo risparmiato le nostre forze, le  nostre privazioni, le nostre sofferenze e il nostro sangue (…) ne siamo fieri: fu una lotta  nobile e giusta, una lotta indispensabile per porre fine alla schiavitù umiliante che ci fu  imposta con la forza“.

 

Queste sono le parole del primo discorso di Lumumba, simbolo dell’  indipendenza di questo Paese, eroe nazionale, coraggioso personaggio del movimento  indipendentista degli anni ‘60.

 

 

I passi fatti d’allora sono molti, le relazioni e lo status politico sono cambiati in tutti i  sui aspetti ma la domanda che oggi si pone è se veramente questa indipendenza sia tale,  soprattutto per chi come noi è impegnato in questo Paese e vede la realtà con gli occhi della popolazione.

 

 

La commemorazione di quel 30 Giugno 1960, lontano ormai cinquant’anni, è una presa di conscenza  in quanto le cose siano lontane da quell’ “ideale” tanto auspicato da Lumumba ma rappresenta  altresì la strada percorsa fino ad ora da questo Paese verso la tanto agognata libertà, una  libertà come afferma lui stesso all’insegna della “giustizia sociale, della giusta retribuzione  per ciascuno (…) delle leggi giuste e nobili, del rispetto delle libertà fondamentali (…) della  dignità umana“.

 

Il Congo è un enorme Stato, spaccato da una storia che passa per una dittatura decennale, una  guerra lacerante, diviso da una logica economica opprimente ma che inizia a far sentire la sua  voce nelle tribune delle più grandi Organizzazioni Internazionali.

 

La febbre del cinquantenario” così è stata chiamata la foga dei festeggiamenti che hanno  pervaso il Paese, spieriamo sia il sintomo di una consapevolezza latente dei congolesi delle  proprie ricchezze e della spinta necessaria per un cambiamento significativo.

 

La vicinanza alla Repubblica Democratica del Congo la dimostriamo con un augurio d’indipendenza  intellettuale e non politico- amministrativa alla classe dirigente di questo Paese e non solo,  ma anche la speranza di un futuro che meriti davvero l’indipendenza.

Venerdi 9 luglio, festa in spiaggia a Capocotta, una serata per tutti i gusti!

Manca solo un giorno…

 

Venerdì prossimo 9 Luglio 2010, torna come tutti gli anni la festa di AMKA sulla spiaggia. Il programma prevede attività e possibilità che vanno incontro a tutte le esigenze dei nostri amici!

 

La serata si aprirà con una cena in riva al mare nella splendida cornice dell’ area naturale di Capocotta. Tra le dune e il profumo di mare sarà possibile gustare una cena interamente a base di pesce dal gusto speciale , perchè parte del ricavato sarà interamente a sostegno della costruzione di una scuola nella Repubblica Democratica del Congo.

 

 

Per conoscere i dettagli, menù e prenotazioni clicca qui.

 

A partire dalle 22.30 fino a notte fonda la serata proseguirà a suon di musica e cocktails caraibici. Sulle note del Dj Lorenzo Blasina, in apertura, e con i ritmi del noto Gino Woody Bianchi , i ragazzi del NEW FASHION TEAM  daranno la possibilità di gustare i loro cocktail speciali.

 

 

Con ingresso consigliato di soli 10 E, compresa una consumazione, drinks special prize tutta la notte (5 euro), buona musica e divertimento.

 

Vi aspettiamo allo Stabilimento “Mediterranea”, Via Litoranea Km 8- Ostia!

 

 

L’intero incasso della serata andrà a sostegno della costruzione della scuola nel Villaggio di Mose, Repubblica Democratica del Congo.

 

Per informazioni sulla festa clicca qui.

 

 

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Costruiamo indipendenza! Partiamo da una pietra …

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Si parte da una pietra, si parte sempre da un piccolo tassello per realizzare cose grandi.
La costruzione di una scuola non vuole essere un progetto sterile infrastrutturale ma qualcosa di più, qualcosa che vada oltre le mura che sia significativo di un cambiamento.
Per questa parte di mondo, l’educazione nel senso più ampio della parola, è un concetto intrinseco nella storicità della nostra società è stato lo stimolo per le grandi conquiste e la consapevolezza dei grandi cambiamenti avvenuti. Per questo“costruire educazione” ha un significato così importante.
Forse nell’assimilazione dei metodi educativi e della prassi scolastica ora si rischia di perdere il senso profondo e concreto della conoscenza.
Il progetto di questa scuola, porta con se tanti obiettivi concreti ma la voglia di un obiettivo morale e per taluni aspetti sognatore nella quotidianità della cronaca, quello di costruire mattone dopo mattone una metodologia e una concezione di sviluppo che parta dalla consapevolezza e dalla conoscenza della propria società ma soprattutto delle proprie capacità e potenzialità.
In primis dare ai bambini congolesi della zona di Mabaya la possibilità di frequentare una struttura scolastica e in secondo luogo fare che questa si trasformi in una “fabbrica di esperienza” e sviluppo delle capacità di ogni bambino che assorbirà il contenuto di questa conoscenza attraverso l’interpretazione delle sue competenze.
Come sostiene Freire in “Pedagogia dell’autonomia”: gli uomini sono “esseri in divenire, incompleti, inconclusi”, caratterizzati dalla storicità. Vanno visti come “esseri che vanno oltre se stessi, come ‘progetti’, come esseri che camminano in avanti, che guardano in avanti”, verso ‘l’essere di più’, verso l’umanizzazione”.
E’ questo il mezzo più forte per contribuire all’autonomia e all’empowerment, con la previsione futura che con le loro gambe si possano mettere in atto processi di cambiamento significativi. E’ il mezzo per l’acquisizione dei diritti fondamentali e della libertà di essere protagonisti indiscussi della propria esistenza.

 
Oggi è il giorno della prima pietra nel villaggio di Mose, è il giorno in cui la popolazione del villaggio ha festeggiato con l’architetto e l’equipe, è il giorno in cui si vede che con il contributo di tutti le cose si possono realizzare. E’ un giorno importante qui e in Congo.

 

Costruiamo indipendenza ! Continua a sostenere questo progetto CONTRIBUISCI anche tu!

Intervista a Valentina: dal progetto alla realtà della scuola di Mose!

vista-modello-1Valentina è una giovane ragazza romana che nel 2009 si è  laureata alla Sapienza di Roma con una tesi in progettazione architettonica dal titolo “Edilizia scolastica per le zone rurali della Repubblica Democratica del Congo”. Il progetto prevedeva una parte di ricerca sul campo ed è in questo modo che è iniziata la collaborazione fra Valentina ed Amka Onlus. Durante il viaggio in Congo ha visitato i villaggi in cui Amka opera raccogliendo materiale fotografico e tecnico: una volta rientrata in Italia ha preparato il progetto e il risultato è stata una tesi da 110 e lode! Noi di Amka ci siamo innamorati del progetto perché con soluzioni semplici, sostenibili, locali ma allo stesso tempo innovative rispondeva all’esigenza di creare una scuola che uscisse dai rigidi schemi tradizionali per andare incontro alle esigenze del bambino, attore principale del processo educativo.

 

 

1. Quanto è stato importante il tuo primo viaggio in Congo per disegnare il progetto della scuola?

Il primo viaggio ha segnato il punto di partenza per quella che sarebbe stata la mia ricerca,non puoi procedere senza aver iniziato.
Il legame che si crea tra una costruzione ed il sito che la accoglierà, oltre ad essere fisico, è prima di tutto culturale, essendo profondamente radicata al luogo che la ospita deve appartenere a chi la vive;per questo la  sintesi progettuale in quanto frutto di un processo analitico, prima, e creativo, poi, non può e non deve mai prescindere dal contatto con le abitudini i modi ed i materiali.

 

2. Che significa per te fare sviluppo con l’architettura?

Ogni uomo vive immerso  nello spazio, imparare ad abitarlo è fare sviluppo attraverso l’architettura.

 

3. Cosa c’è di particolare e innovativo nel tuo progetto Valentina?

La vera innovazione è legata al modo di vivere la scuola e gli spazi che la compongono.
Il metodo della  pedagogia attiva, che mette al centro del processo educativo il bambino allontanandolo da schemi prefissati e rendendolo partecipe, ha guidato la connotazione degli ambienti ed il modo di fruirli.
Il progetto si basa sull’idea di generare uno schema aperto;, il limite, inteso come costrizione si indebolisce,declinando verso una maggiore permeabilità degli spazi ed una accentuata mobilità distributiva.

 
4. Come sei riuscita a coniugare idee occidentali a tradizione e materiali locali?

La sintesi è nel progetto stesso.
La concezione di scuola-occidentale che vede il bambino protagonista si concretizza in un complesso che ripropone l’articolazione del villaggio; l’aula tradizionale si combina ad uno spazio libero,generando una costruzione che trae vigore dalle sue parti discrete.
L’impiego di tecniche e materiali locali oltre a semplificare l’esecuzione facilita la sua integrazione con il contesto.

 
5. Quanto la struttura architettonica di una scuola può influire nella qualità didattica? In fondo non bastano 4 mura e un tetto?
A noi bastano?

Il bisogno di appartenere allo spazio in cui viviamo si concretizza nella costante attenzione che rivolgiamo alla nostra casa,alla nostra stanza o più semplicemente alla nostra scrivania.
L’articolazione di una scuola contribuisce alla qualità della formazione proprio come la casa concorre a quella dell’abitare.
In una realtà come quella africana, dove l’istruzione non è cosa scontata, creare un ambiente a misura di bambino, “vicino”, favorisce implicitamente l’avvicinamento ad un sistema che di frequente viene percepito come estraneo perché frutto di una cultura profondamente diversa.

 

 

6. Come ti sta accogliendo la popolazione locale e come stanno andando i primi lavori?
La popolazione, da subito coinvolta nei lavori di preparazione del sito, sta mostrando entusiasmo e partecipazione.
Siamo ancora nella fase preliminare che riguarda la sistemazione del terreno scelto e l’agibilità dei sentieri che portano al villaggio,speriamo di poter  impiantare il cantiere il più rapidamente possibile per poter  passare  alla fase di costruzione vera e propria

Mattone dopo mattone, parte il via alla scuola della campagna”GIFT TO BUILD”di PRIVALIA e AMKA

Mattone dopo mattone si può costruire un sogno ambizioso! 

Costruire una scuola in Congo con dei click? Era questa la sfida lanciata da AMKA e PRIVALIA con la campagna GIFT to BUILD,  grazie ai clienti sensibili tutto questo sta diventando concreto. Con l’acquisto di chiodi, mattoni, calce e cemento PRIVALIA ha sostenuto in modo incisivo al progetto che AMKA ha avviato nella Repubblica Democratica del Congo. 

 
Una parte della scuola del villaggio di Mose è ora una realtà grazie a tutti coloro che hanno contribuito!

La scuola di Mose sarà una scuola  innovativa: innovativa la struttura, innovative le metodologie didattiche, innovativi i programmi e le relazioni tra maestro-bambino.

 
Ma innovativa è soprattutto la gestione dei lavori che avverrà in collaborazione con AMKA Katanga e con la popolazione locale. Attualmente dopo aver scelto il terreno e concordato con il villaggio la gestione della futura struttura, l’Architetto si sta occupando dei rilievi e della preparazione dei lavori.
La popolazione ha accolto con enorme entusiasmo la costruzione della scuola e si è impegnata in prima persona per la produzione di alcuni materiali e per la pulizia del terreno.

 
Passo dopo passo, click dopo click stiamo costruendo indipendenza e un sogno ambizioso per il futuro!


Un grazie enorme a PRIVALIA e a tutti coloro che hanno partecipato alla campagna Gift to build da AMKA onlus e da tutti bambini del villaggio di Mose.

 

 

Se vuoi continuare a sostenere la costruzione della scuola vedi in che modo in CONTRIBUISCI oppure invia il tuo indirizzo mail o i tuoi recapiti per avere aggiornamenti continui sulla scuola di Mose.

Al via l’iniziativa AMKA-PRIVALIA “GIFT TO BUILD”, la costruzione di una scuola in Congo con l’e-commerce

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Costruire una scuola in Congo con dei click? Oggi si può! Dopo il grande successo natalizio del Gift to Give AMKA e PRIVALIA lanciano il GIFT to BUILD, un’iniziativa attraverso la quale regalare ad AMKA e ai bambini del Congo chiodi, calce, cemento, libri, cancellini, gessi e tutto l’occorrente per costruire e gestire una scuola.

 

AMKA intende costruire una scuola innovativa (un giovane architetto romano sta già lavorando in Congo). Innovativa la struttura, innovative le metodologie didattiche, innovativi i programmi e le relazioni tra maestro-bambino.

 

Vuoi conoscere più a fondo GIFT to BUILD e contribuire alla costruzione della scuola del villaggio di Mose, magari regalando un banco o un mattone? Visita il sito web www.privalia.com - registrati e cerca tra le vetrine AMKA onlus!

 

 

“Un bambino istruito è un uomo in grado di scegliere”

Corso sulle culture e i sistemi dell’Africa: 4 domande per capire la sua importanza!

 

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Sabato 13 marzo partirà il Corso di approfondimento sulle culture e i sistemi dell’Africa patrocinato dall’UNESCO.

 

Francesca, parlaci di questo corso, perchè è così importante?
F.C
. E’ importante perché si parlerà d’Africa, in maniera consapevolmente critica ma anche affascinante. E’ importante perché si avrà l’occasione di confrontarsi con professori di grande competenza, esperienza e passione. E’ importante perché tutto il ricavato andrà ai progetti che portiamo avanti al Sud, e quindi riusciamo a raggiungere il doppio obiettivo di creare consapevolezza qui da Noi e innescare meccanismi di sviluppo dove operiamo.
A chi è rivolto?
F.C. E’ rivolto a tutte le persone che desiderano conoscere e capire un pò di più l’attualità che riguarda l’Africa, scoprirne le tradizioni. Capire le dinamiche internazionali. Ma anche a tutti coloro che sono interessanti a questo continente tanto meraviglioso quanto pieno di contraddizioni.
Cosa pensi che dica di nuovo sulla cultura africana?
F.C. Non dice di niente di nuovo sulla cultura africana, quanto di non detto. Il problema riguardo all’Africa è proprio questo, che non se ne parla. O meglio si parla soltanto dei drammi che la coinvolgono, degli effetti di secoli di sfruttamento.
Perchè avvicinarsi alla cultura africana?
F.C. Perché è cosi che funziona quando ci si avvicina a qualcosa che non si conosce. La si guarda da lontano poi ci si avvicina, e solo dopo aver capito che non ci mette al rischio si decide di conoscerla, e affascinati dalla sua complessa semplicità si condivide ciò che si è scoperto.

Qual’è secondo te un incontro imperdibile?

F.C. Sono tutti molto interessanti, e a modo loro imperdibili. Credo che gli incontri con Filomeno Lopez, sulla tradizione orale e sull’iniziazione alla cultura, ci portino su una dimensione davvero poco conosciuta. Sono molto interessanti l’inquadramento storico dell’Africa con il Prof. Calchi Novati del 13 marzo e un’analisi approfondita delle esperienze coloniali e delle resistenze africane della Prof.ssa Piga, entrambi tenuti da professori molto importanti nel panorama accademico italiano, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare nel nostro cammino.

 

Per maggiori informazioni sul corso, le date e i costi visita la pagina CORSO SULLE CULTURE E I SISTEMI DELL’AFRICA

Serata “Io, loro Lara e pure noi” con Carlo Verdone: è stato un successo!

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La serata al Cinema Moderno con la proiezione dell’ultimo successo di Carlo Verdone “Io, loro e Lara” è stato un successo. Sala strapiena, film molto carino, un video di AMKA sull’educazione, alcuni interventi interessanti prima della proiezione (Carlo Verdone, il Presidente di AMKA Fabrizio Frinolli, gli attori Marco Giallini e Pierluigi Ferrari, Ale e Valeria) e soprattutto fondi raccolti per una prima aula della scuola di Mose che AMKA vuole costruire nel 2010.

Come immaginerete una scuola ha bisogno di molte aule (se qualcuno volesse darci una mano per questo progetto può sempre visitare la pagina contribuisci o contattarci per capire cosa fare) ma il primo passo è stato fatto!

Per questo ringraziamo tutte le persone che hanno reso possibile questa serata. Innazitutto i partecipanti (oltre 450 persone) poi Carlo Verdone, Pierluigi Ferrari e Marco Giallini, la Warner Bros. Italia per il supporto, il Cinema Moderno, e i partner della serata: CentoStazioni, AGE, Fonclea e Sposisenzapose per il loro grande contributo. Soprattutto ringraziamo tutti i volontari di AMKA, che erano tantissimi e come sempre non si sono risparmiati!